Medici e professionisti sanitari: modalità di applicazione del GDPR

28 Mar 2019 novità

Con il provvedimento n. 55 del 2019, il Garante per la protezione dei dati personali fornisce chiarimenti sull’applicazione della disciplina di protezione dei dati in ambito sanitario. I medici e i professionisti sanitari possono trattare i dati dei pazienti, per finalità di cura, senza dover richiedere il loro consenso, a patto che forniscano loro informazioni complete sull’uso dei dati. Nel provvedimento vengono poi specificati i termini relativi all’obbligo di nominare il Responsabile della Protezione dei Dati, le modalità di conservazione della documentazione contenente i dati sensibili, il contenuto minimo dell’informativa da fornire al soggetto interessato.

Il Garante per la Protezione dei dati personali, con la newsletter n. 451 del 25 marzo 2019, ha reso noto di aver adottato un provvedimento generale di interpretazione della nuova disciplina introdotta dal regolamento UE con riferimento all’ambito sanitario. Si prevede che i medici e i professionisti sanitari possano trattare i dati dei pazienti, per finalità di cura, senza dover richiedere il loro consenso, a patto che forniscano loro informazioni complete sull’uso dei dati. Inoltre, il medico che opera come libero professionista non è obbligato a provvedere alla nomina del Responsabile della protezione dati, mentre tutti gli operatori del settore dovranno tenere un registro dei trattamenti dei dati.

E’ invece richiesto il consenso, o una differente base giuridica, quando tali trattamenti non sono strettamente necessari per le finalità di cura, anche quando sono effettuati da professionisti della sanità, ma per finalità promozionali, commerciali o elettorali.

In ogni caso, sulla base dell’attuale normativa che regola il settore, permane la necessità di acquisire il consenso anche per il trattamento dei dati relativo al fascicolo sanitario elettronico, o per la consultazione dei referti online.

Informativa agli interessati

L’informativa agli interessati deve essere concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, scritta con linguaggio semplice e chiaro. Il contenuto deve essere esaustivo e comprendere maggiori informazioni a tutela dell’interessato quali, ad esempio, quelle relative ai tempi di conservazione dei dati.

Restano in vigore gli obblighi relativa alla conservazione della documentazione inerente:

– gli accertamenti effettuati nel corso delle visite per il rilascio del certificato di idoneità all’attività sportiva agonistica, che deve essere conservata, a cura del medico visitatore, per almeno cinque anni;

– alla conservazione delle cartelle cliniche che, unitamente ai relativi referti, per un tempo illimitato;

– alla documentazione iconografica radiologica, che deve essere conservata per un periodo non inferiore a dieci anni.

Nomina RPD

Sono tenuti alla nomina del Responsabile per la protezione dei dati tutti gli organismi pubblici e gli operatori privati che effettuano trattamenti di dati sanitari su larga scala. Non sono invece tenuti alla sua nomina i liberi professionisti o altri soggetti, come le farmacie, che non effettuano trattamenti su larga scala.

L’Autorità infine chiarisce che, in applicazione del principio di responsabilizzazione previsto da GDPR, è obbligatorio per tutti gli operatori sanitari tenere un registro nel quale sono elencate le attività di trattamento effettuate sui dati dei pazienti

La più grande truffa della Silicon Valley

25 Mar 2019 novità

La storia oggi conosciuta come la più grande truffa della Silicon Valley iniziò nel 2003, quando Elizabeth Holmes, una studentessa di 19 anni, abbandonò gli studi alla Stanford University, in California, per fondare a Palo Alto una società di tecnologia che prometteva di rivoluzionare il settore sanitario statunitense e salvare centinaia di migliaia di vite. L’azienda si chiamava Theranos, dalla fusione dei due termini inglesi therapy e diagnosis, terapia e diagnosi. Negli anni successivi Theranos riuscì a raccogliere più di 700 milioni di dollari da investitori privati e al suo apice, tra il 2013 e il 2014, raggiunse un valore di mercato di 9 miliardi di dollari.

La tecnologia di Theranos era stata spacciata da Holmes come rivoluzionaria: l’azienda aveva costruito una macchina delle dimensioni di un vecchio computer fisso che permetteva di fare le analisi del sangue prelevando dai pazienti un campione di sangue da un polpastrello. Quello che prometteva di fare era effettivamente rivoluzionario: il fatto che avesse bisogno di così poco sangue e che fosse così piccola permetteva di immaginare un futuro in cui fare le analisi del sangue con grande facilità e quindi anche con grande frequenza, permettendo di monitorare con efficacia e grossi risparmi i valori nel sangue delle persone malate ma anche di quelle sane.

La macchina era stata rinominata Edison, come l’inventore della lampadina: secondo l’azienda era in grado di dare risultati attendibili in poco tempo e a una frazione del costo delle analisi fatte nei laboratori normali (ogni anno le analisi del sangue fatte negli Stati Uniti, dove la sanità costa molto, generano un mercato da 70 miliardi di dollari). La tecnologia di Theranos, diceva Holmes, poteva effettuare fino a duecento esami diversi con una goccia di sangue, inclusi quelli per la sieropositività all’HIV, per il gruppo sanguigno e per cercare virus di qualsiasi tipo. Il suo sogno era vedere Edison nella casa di ogni cittadino statunitense.

Grazie a questa idea rivoluzionaria, Holmes aveva convinto diversi fondi e persone molto ricche – tra cui Rupert Murdoch – a investire nella sua azienda, raccogliendo in dieci anni 700 milioni di dollari. Holmes era anche riuscita a convincere diversi politici e personaggi di alto profilo degli Stati Uniti a entrare nel consiglio di amministrazione di Theranos, per dare prestigio alla sua azienda: i due ex segretari di stato Henry Kissinger e George Shultz, l’ex segretario alla difesa William Perry, l’avvocato vicino ai Democratici David Boies, gli ex senatori Sam Nunn e Bill Frist. Mancavano però medici, ingegneri o scienziati.

Nel 2013 Theranos strinse un accordo con Walgreens, la più grande catena di farmacie degli Stati Uniti, per installare Edison nei loro negozi, partendo da quelli in Arizona. Holmes e la sua azienda vennero raccontate come un vero fenomeno imprenditoriale: Forbes valutò la sua azienda 9 miliardi di dollari e Holmes, che possiede metà delle quote azionarie di Theranos, diventò così la dodicesima donna più ricca degli Stati Uniti, con un capitale stimato di circa 4,5 miliardi di dollari.

Holmes diventò anche la prima miliardaria donna della Silicon Valley, e in molti la definirono la nuova Steve Jobs: forse anche per il fatto che indossava sempre un dolcevita nero, come quello che era solito indossare il fondatore di Apple. Nel settembre del 2015 arrivò sulla copertina di Forbes nel numero dedicato alle 400 persone più ricche degli Stati Uniti – era l’unica miliardaria donna a non aver ereditato il proprio patrimonio – e nel novembre del 2015 venne insignita del “Women of the Year Award” della rivista Glamour, che ogni anno premia le donne che si sono distinte nel mondo dello spettacolo, della moda, della politica e del business.

Le cose iniziarono a cambiare nell’ottobre del 2015, quando un giornalista investigativo del Wall Street Journal, John Carreyrou, scrisse il suo primo articolo su Theranos, in cui rivelò tutte le bugie che Holmes e l’ex direttore generale e operativo, Ramesh “Sunny” Balwani, avevano raccontato fino a quel momento: prima fra tutte l’assoluta inefficacia della macchina Edison e l’inattendibilità delle analisi e delle dimostrazioni fatte fino a quel momento. La tecnologia inventata da Theranos, infatti, veniva utilizzata dal gruppo soltanto per una minuscola frazione degli esami che effettuava: dei 215 esami nel catalogo Theranos, solo 15 erano eseguiti con la macchina Edison; per i rimanenti 200 venivano usate delle macchine tradizionali Siemens. Inoltre, i campioni prelevati per essere analizzati da Edison non erano sufficienti per essere sottoposti alle analisi delle macchine tradizionali e quindi le fiale di sangue venivano diluite, compromettendo il risultato finale.

Dopo l’articolo sul Wall Street Journal, iniziarono ad arrivare le cause legali. I Centers for Medicare e Medicaid Services (CMS) ispezionarono i laboratori di Theranos trovando che le strutture non «rispettavano i requisiti dei certificati e gli standard di prestazione», causando un «immediato pericolo per la salute e la sicurezza dei pazienti». Le aziende che avevano iniziato a collaborare con Theranos sospesero la vendita delle analisi del sangue fatte nei laboratori di Theranos, e Walgreens sospese l’accordo stretto nel 2013.

Theranos venne messa sotto indagine anche dalla Securities and Exchange Commission (SEC), l’ente federale statunitense analogo all’italiana Consob. Holmes e Balwani, che si era ritirato nel 2016 dopo sette anni alla guida dell’azienda e che era sentimentalmente legato a Holmes, vennero accusati di aver mentito sistematicamente ai propri investitori per ricevere sempre più fondi. Tra le varie bugie, Holmes e Balwani avrebbero anche detto che la loro tecnologia era usata dal dipartimento della Difesa in Afghanistan e dai servizi di elisoccorso. Inoltre avevano falsato i bilanci, dicendo che nel 2014 la società aveva generato oltre 100 milioni di dollari di entrate, quando in realtà le entrate erano state poco più di 100 mila dollari.

Quello che ora nessuno riesce a spiegarsi è come sia riuscita Holmes a portare avanti una società per anni, ingannando alcuni degli uomini più potenti degli Stati Uniti con una tecnologia mai effettivamente verificata e che più di un medico aveva definito impossibile. Anche per questo, negli ultimi due anni sono usciti migliaia di articoli sul caso. Carreyrou, il giornalista del Wall Street Journal che per primo aveva sollevato il caso, ha scritto nel 2018 un libro sulla truffa di Theranos, Bad Blood, che tra gli altri è stato consigliato anche da Bill Gates, da cui a breve verrà tratto un film con Jennifer Lawrence come protagonista. HBO ha prodotto un documentario sulla vicenda, uscito il 18 marzo, ed ABC ha dedicato a Theranos una serie di podcast, ma secondo la giornalista del New Yorker, Rachel Syme, nessuno è ancora riuscito veramente a capire il comportamento di Holmes, che dopo quattro anni ancora si professa innocente.

Ancora nel 2017, quando ormai era stato dimostrato che Edison non funzionava, Holmes continuava a mantenere il suo stile di vita e il suo spirito ottimista convinta che l’azienda ce l’avrebbe fatta, ha raccontato Nick Bilton in un articolo su Hive. Gli ex dipendenti di Theranos descrivono quel periodo come surreale, come se Holmes fosse davvero convinta che la società ce l’avrebbe fatta, e considerava lo scandalo un complotto ordito dai giornalisti e dalle aziende farmaceutiche. In molti l’hanno definita la perfetta incarnazione del detto della Silicon Valley «fake it, until you make it»: fingi finché non ce la fai.

Nel 2017 aveva comprato anche un cane, un cucciolo di husky, che secondo lei doveva rappresentare il viaggio che l’azienda avrebbe dovuto compiere per ristabilire il proprio nome dopo lo scandalo sollevato dal Wall Street Journal. L’aveva chiamato Balto, come il famoso cane da slitta che nel 1925 guidò una squadra di husky per 600 miglia attraverso l’Alaska per consegnare un medicinale che serviva a curare una grave epidemia di difterite. Negli ultimi giorni dell’azienda, quando il quartier generale era stato spostato dall’immenso palazzo lungo Page Mill Road a Palo Alto – chiamato dai suoi dipendenti semplicemente il “1701”, come il numero civico – a un vecchio magazzino di pannelli solari, Balto girava per gli uffici lasciando in giro i suoi bisogni, nella totale indifferenza di Holmes che continuava a cercare nuovi investitori disposti a scommettere su Theranos.

Un’altra delle cose che raccontano i documentari su Theranos è il clima di assoluta segretezza e paranoia che Holmes aveva portato nell’azienda. I quasi 700 dipendenti erano stati costretti a firmare clausole di segretezza molto severe che vietavano di parlare di qualsiasi cosa succedesse all’interno dell’azienda, giustificandolo con ragioni di brevetto, e nessun dipartimento sapeva con esattezza cosa facesse l’altro. In questo modo, pochi sapevano che la tecnologia di Theranos non funzionava. Ana Arriola, un’ex dipendente di Theranos che nel 2007 era stata “soffiata” ad Apple assieme ad altri dirigenti, ha paragonato l’ambiente di lavoro nell’azienda di Holmes a una dittatura sudamericana, che veniva tenuta insieme solo dal fascino e dalle capacita manipolatorie della sua fondatrice.

In seguito alle indagini della SEC, Holmes è stata condannata a pagare una multa da mezzo milione di dollari e le è stato vietato di assumere qualsiasi incarico dirigenziale all’interno di aziende quotate in borsa per i prossimi dieci anni e di gestire dei laboratori medici per due. Holmes e Balwani sono ancora sotto processo e a loro carico pende anche un’inchiesta penale condotta dalla procura federale di San Francisco: rischiano fino a 20 anni di carcere per frode finanziaria. Theranos ha cessato le attività nell’agosto del 2018. La fortuna personale di Holmes ora è stimata a zero.

Autore dell’articolo: ilPost.it

Rete UNILAB SALENTO

La legge finanziaria per l’anno 2007 (L. n. 296/2006) ha sancito l’obbligo per le Regioni di adottare un piano di riorganizzazione della rete delle strutture pubbliche e private accreditate con la finalità di migliorare l’efficienza delle strutture sanitarie mediante un maggiore utilizzo delle metodiche automatizzate.

In ottemperanza al suddetto disposto normativo, la Regione Puglia ha implementato, di concerto con le Organizzazioni sindacali di categoria, un nuovo modello di riorganizzazione della Rete dei Laboratori di patologia clinica. Il suddetto modello prevede il raggiungimento della c.d. soglia minima di efficienza, ovvero il numero minimo di prestazioni/anno che le strutture, singolarmente o in rete, devono essere in grado di erogare, pena la mancata contrattualizzazione da parte dell’ASL.

A tale scopo, il Laboratorio Analisi Palasciano, unitamente ad altre 6 strutture laboratoristiche dislocate sull’intero territorio della provincia di Lecce, ha dato vita alla rete denominata UNILAB SALENTO, in grado di erogare oltre 700 mila prestazione/anno sia con oneri a carico del SSR che in regime libero professionale.

Obbiettivo della neocostituita rete UNILAB SALENTO è quello di garantire i migliori standard qualitativi, attraverso l’utilizzo di tecnologie sempre al passo con la moderna medicina di laboratorio. Inoltre, grazie alla collaborazione tra le strutture appartenenti alla rete, i Laboratori consorziati saranno in grado di offrire un panel di esami estremamente ampio, al fine di soddisfare le sempre più variegate richieste da parte dei propri clienti.

Nuovo servizio di refertazione on line

È attivo il nuovo servizio di refertazione on line attraverso il quale i clienti del Laboratorio potranno ricevere, direttamente sul proprio smartphone, tablet o pc, il proprio referto in modo rapido e sicuro. Per richiedere l’attivazione del servizio è necessario firmare l’apposito modulo di consenso al trattamento dei propri dati personali disponibile in Laboratorio.

L’implementazione del nuovo servizio è stata realizzata grazie alla partnership con GO SANITAL, una piattaforma innovativa di servizi professionali sanitari, facile da usare, sicura, economica e veloce.

Analisi acque sotterranee captate dal pozzo

Come noto, in virtù del R.D. 11/12/1933 e della L.R. n. 18/1999, i soggetti (persone fisiche) che attingono acqua dal sottosuolo per uso domestico sono obbligati ad attestare gli esiti del controllo quinquennale.

A tal riguardo, è previsto che gli interessati presentino, in allegato all’istanza, copia del certificato di analisi chimica e batteriologica effettuata su un campione dell’acqua estratta dal pozzo. I parametri minimi da ricercare sono: temperatura, pH, conducibilità elettrolitica, cloruri (Cl-), salinità, residuo fisso a 180°, alcalinità, durezza calciomagnesica, SAR, SAR Modificato e Colifecali. Le determinazioni di laboratorio devono essere effettuate utilizzando, nei suoi principi generali, la metodica analitica ufficiale riportata nei manuali IRSA-CNR. I referti d’analisi, sottoscritti da professionisti abilitati a termini di legge, devono riportare inoltre  il giudizio conclusivo dell’analista sulla qualità delle acque e dare evidenza che il prelievo è stato eseguito a cura del personale di laboratorio.

A tal fine, il Laboratorio Analisi Palasciano si rende disponibile ad eseguire i campionamenti e le relative analisi chimiche e batteriologiche sulle acque captate dal pozzo, garantendo standard elevati e prezzi accessibili.

Per ulteriori informazioni invitiamo quanti fossero interessati a questo tipo di servizio a contattarci via telefono o e-mail.

Misurazione Gas Radon

Segnaliamo che in ottemperanza a quanto previsto dalla Legge Regionale n. 30/2016, tutti gli esercenti attività lavorative in edifici aperti al pubblico (es. negozi, ristoranti, alberghi, filiali bancarie, poliambulatori, ecc.), nonché gli edifici strategici ai sensi del D.M. 14.01.2008 (scuole, ospedali, edifici comunali, ecc.), devono provvedere obbligatoriamente alla misurazione della concentrazione di radon, un gas naturale radioattivo e nocivo per la salute che si accumula negli ambienti chiusi.

I soggetti sopracitati devono avviare e concludere entro 18 mesi a partire dal 11/08/2017 una misurazione del radon di durata pari a 12 mesi, suddivisa in due misure da 6 mesi (periodo estivo e invernale).

Al termine delle misurazioni, indipendentemente dai risultati ottenuti, si è tenuti ad inviare una comunicazione al Comune di competenza e ad Arpa Puglia.

In caso di inottemperanza la normativa in oggetto prevede la sospensione del certificato di agibilità e, laddove esistano fondati rischi per la salute, lo sgombero forzoso dell’immobile.

Al fine di consentire il corretto adempimento degli obblighi previsti dalla citata normativa regionale, il Laboratorio Analisi Palasciano mette a disposizione un team di professionisti ed esperti del settore (chimici, biologi e ingegneri della sicurezza) in grado di assistere Enti, Privati e Aziende, nell’espletamento delle procedure previste (rilevazione semestrale/annuale, rapporto di verifica in laboratorio, predisposizione della documentazione da trasmettere al Comune di competenza e ad Arpa Puglia).

Scarica la brochure informativa.

Riduzione delle tariffe insostenibile per le strutture convezionate

In questi giorni la Commissione di esperti appositamente istituita presso il Ministero della Salute sta elaborando il nuovo tariffario delle prestazioni dei laboratori di analisi. Si tratta del prezzo riconosciuto dalle Asl alle strutture private convenzionate per ogni esame svolto, cioè della remunerazione che i privati ricevono dal servizio pubblico per il loro lavoro.

Anche se ad oggi nessuna decisione definitiva sembra essere stata adottata, dal Ministero non fanno segreto della volontà di ridurre di un ulteriore 20% il tariffario attualmente in vigore, già decurtato dal Decreto Balduzzi. Una vera e propria mazzata per le centinaia di strutture accreditate che in questo modo saranno costrette a chiudere e a licenziare i propri dipendenti.

L’abbattimento tariffario, infatti, stando a quanto dichiarato da Ermanno Calcatelli, presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi, non è sostenibile tenuto conto dei costi ingenti che le strutture devono sopportare e dei margini sempre più esigui. Basti pensare che per alcuni esami il costo del reattivo utilizzato è superiore a quanto ricevuto a titolo di rimborso.

La nuova ricetta elettronica

11 Mag 2017 novità

La ricetta elettronica (o “dematerializzata”) è l’approdo finale di un lungo percorso cominciato nel lontano 2003 con l’approvazione dell’art. 50 della Legge n. 326/2003, il quale ha introdotto la ricetta cartacea standardizzata, la tessera sanitaria e l’obbligo per le farmacie (dal 2008) e per i medici (dal 2011) di inviare al MEF i dati relativi ai circa 600 milioni di ricette erogate ogni anno.

Il progetto ha come scopo principale quello di realizzare “misure di appropriatezza delle prescrizioni, attribuzione e verifica del budget di distretto, farmacosorveglianza e sorveglianza epidemiologica”, in conformità alle direttive sul monitoraggio della spesa farmaceutica e specialistica a carico del SSN.

Con il nuovo sistema i medici cesseranno gradualmente di prescrivere esami e farmaci sulle classiche ricette rosse, sostituendole, almeno in una fase transitoria, con dei promemoria contenenti i NRE (numeri di ricetta elettronica) forniti direttamente dalla ASL sulla base degli attuali parametri e criteri utilizzati per la distribuzione dei ricettari cartacei.

In sostanza, il medico che intende prescrivere un farmaco o un esame, si connette via computer al portale dedicato e, dopo essersi identificato, effettua la prescrizione on line utilizzando uno degli NRE (numeri di ricetta elettronica) a lui assegnati. A questo numero il medico aggiunge il codice fiscale dell’assistito. Il sistema on line verifica se in base al codice fiscale l’assistito ha diritto alla prestazione e all’eventuale esenzione (a seconda della posizione reddituale o della patologia) e alla fine completa la ricetta virtuale con la prescrizione del farmaco o dell’esame diagnostico.

Fatto ciò, il medico stampa un “promemoria” per l’assistito con NRE, codice fiscale, eventuali esenzioni e la prescrizione.

La ricetta elettronica, dunque, non è ancora sinonimo di completa dematerializzazione (intesa come abolizione della carta), anche se il Governo con il D. Lgs. n. 179/2012 (“Crescita 2.0”) ha previsto la progressiva sostituzione della ricetta rossa con le prescrizioni elettroniche.

La ricetta rossa, in ogni caso, è ancora obbligatoria per le richieste relative a stupefacenti, morfinoderivati, ossigeno, come pure i dispositivi per diabetici, i piani terapeutici per i nefropatici (malati di insufficienza renale), e per i farmaci con “piano terapeutico Aifa” che sarebbero quelli che vengono direttamente somministrati dalla Asl e non passano dal farmacista.

Le intolleranze alimentari: cosa sono?

11 Mag 2017 novità

L’intolleranza alimentare è una reazione avversa dell’organismo verso determinati alimenti. Questo fenomeno ha assunto negli ultimi tempi proporzioni davvero rilevanti, tant’è che alcuni studi hanno stimato una percentuale di incidenza del 10% negli adulti e di circa il 13% nei bambini.

A differenza di quanto avviene nelle allergie alimentari, questa reazione non dipende dall’attivazione degli anticorpi (Ige) che entrando a contatto con gli allergeni possono provocare manifestazioni fisiche immediate e violente. Generalmente, infatti, le intolleranze sono meno severe delle classiche allergie, si manifestano gradualmente e, il più delle volte, sono proporzionali alla quantità dell’alimento ingerito. Possiamo, dunque, considerare le intolleranze alimentari come uno stato di malessere generato dall’ingestione di particolari cibi, anche di uso comune, come ad esempio: i latticini, le uova, il grano, frutta secca, ecc.

Vi sono vari tipi di intolleranze: tra le più diffuse troviamo quelle di origine enzimatica, determinate cioè dall’incapacità dell’organismo di metabolizzare alcune componenti dei cibi ingeriti. Un esempio di intolleranza enzimatica è quella al lattosio contenuto nel latte, oppure quella rappresentata dal favismo (un’anomalia genetica che interessa alcuni enzimi contenuti nei globuli rossi).

Le intolleranze sono tutt’oggi oggetto di studio e di ricerca; le più recenti evidenze scientifiche ci consentono di affermare, con un elevato grado di probabilità, l’esistenza di una predisposizione alle intolleranze trasmessa per via ereditaria. Tuttavia, anche altri fattori possono contribuire all’insorgenza di questo fenomeno, come ad esempio: stress, stili alimentari non corretti o squilibrati e alterazioni della flora batterica.

I sintomi delle intolleranze alimentari, generalmente, non si manifestano subito dopo l’ingestione del cibo, ma affiorano gradualmente anche a distanza di tempo. La sintomatologia può interessare il sistema digerente: in tal caso avremo inappetenza, gonfiore addominale, nausea, stipsi o diarrea; oppure il sistema respiratorio con la presenza di raffreddori e altre infezioni delle vie aeree. Dal punto di vista dermatologico possono insorgere dermatiti, orticaria, acne e altre eruzioni cutanee.

La diagnosi delle intolleranze si effettua attraverso esami specifici come l’Alcat Test, riconosciuto dalla U.S. Food and Drug Administration (FDA), il quale prevede un prelievo di sangue per procedere alla misura della variazione del volume dei granulociti neutrofili, un tipo di globuli bianchi, a contatto con gli estratti degli alimenti sospetti. O ancora, il Dria Test, un metodo tutto italiano basato sulla teoria delle “riduzione della forza muscolare” a seguito del contatto con la mucosa nasale o sublinguale di una sostanza nociva. Un computer misura la caduta di forza della contrazione del quadricipite femorale. Si considera positivo un indebolimento del 10% a causa del contatto con un determinato cibo.

Quelli appena citati sono test pensati per individuare eventuali intolleranze a alimenti o gruppi alimentari (durante il processo si valutano le risposte a più di 100 cibi). Più specifici sono alcuni esami indicati dal medico dopo una attenta anamnesi e dopo la prescrizione di una dieta ad eliminazione. Tra questi, ad esempio, il Breath-test per l’intolleranza al lattosio.

Carenza di vitamina D: sintomi e conseguenze per la salute

11 Mag 2017 novità

La vitamina D è un alleato prezioso del nostro organismo. È nota, infatti, la sua capacità di preservare e mantenere in buona salute l’apparato scheletrico, prevenendo eventuali fratture ossee e l’insorgenza dell’osteoporosi. La vitamina D stimola l’assorbimento di calcio e fosforo, oltre a favorirne il deposito. Ecco perché, soprattutto i pediatri, raccomandano ai genitori di prevenire eventuali carenze di questa vitamina durante la crescita del bambino, in quanto è proprio in questa fase che si gettano le basi per una giusta mineralizzazione delle ossa, con conseguenze e ripercussioni in età adulta.

Le fonti principiali da cui il nostro organismo attinge la vitamina D sono fondamentalmente due: l’alimentazione e l’esposizione al sole. Purtroppo, capita spesso di accorgersi in ritardo della carenza di questa vitamina e, il più delle volte, solo dopo essersi sottoposti all’esame del sangue. I soggetti maggiormente esposti a questo deficit sono coloro i quali trascorrono poche ore all’aria aperta durante la giornata, privandosi in tal modo degli effetti benefici della luce solare; come pure i soggetti che non assumono alimenti ricchi di vitamina D.

Tra i sintomi più diffusi della carenza di vitamina D troviamo il classico dolore alle ossa e la debolezza muscolare. Altri sintomi da ricollegare a questa carenza, e da non sottovalutare, possono essere gli sbalzi d’umore, il senso di spossatezza e la sudorazione delle mani, fenomeno quest’ultimo apparentemente non riconducibile al deficit di vitamina D ma considerato, ormai, come uno dei sintomi più frequenti.

Le conseguenze della carenza di vitamina D variano in funzione dell’età, dello stato generale di salute e della fase di vita dell’individuo. Nei bambini, ad esempio, un deficit grave di vitamina D dovuto alla mancata esposizione alla luce del sole e/o allo scarso apporto alimentare può portare al rachitismo. Negli adulti, invece, la carenza di vitamina D può causare deformazione delle ossa e inarcamenti anomali sia degli arti inferiori, che della colonna vertebrale. È stato, infine, accertato che bassi o insufficienti livelli di vitamina D possono avere come conseguenza la maggiore incidenza di malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide, il Lupus e il diabete di tipo 1.

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